aereo di carta

Una poesia è una città (soprattutto nel 2020)

Siamo tutti in casa per contrastare la diffusione di quel coronavirus che fino a qualche settimana fa non esisteva nel nostro vocabolario, e ora lo domina.

Fuori dal rifugio delle nostre mura private, restano le nostre città silenziose. Non possiamo descrivere la città senza di noi, perché non ne vediamo che una piccola porzione dal vetro della finestra, o un fugace spaccato nell’uscita di una commissione, strettamente necessaria e vicina.

una poesia è una città

Quando le parole mancano, ma l’animo vorrebbe esprimersi, la poesia può venire in soccorso. Soprattutto quando la incontri per caso, e gli occhi che cercavano altro, si inchiodano ai versi. Perché c’è scritto quel che il cuore sente.

Una poesia è una città

Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché
,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore…
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9,09 del mattino,
il gusto del liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,

l’oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta di finestre rotte…

Una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo…

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l’altro fino all’estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare
.

Charles Bukowski

Spero che in questo strano inizio di primavera, sapremo cogliere l’opportunità di fare cose nuove nell’attesa, anziché rimpiangere quelle che non possiamo fare (per ora, ricordiamocelo). E soprattutto che sapremo fiorire, non come piccoli uomini, ma persone migliori.

Fosse anche, soltanto (e dici niente), facendo attenzione alla poesia.

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